Cos’è l’endodonzia?

Spesso il clinico ci suggerisce di “devitalizzare” un dente; l’endodonzia rappresenta quella branca dell’odontoiatria che si interessa della morfologia, fisiologia e patologia della polpa dentale e dei tessuti periradicolari.

Ci sono controindicazioni?

No, non esistono patologie che non permettano, in assoluto, di intervenire. Bisogna tener conto, però, di alcune condizioni sistemiche che vanno trattate con molta attenzione: ipertensione, coronaropatie, allergie, diabete, malattie infettive (hiv, epatite, ecc.), coagulopatie, disordini cranio-mandibolari e lo stato di gravidanza/allattamento ne sono alcuni esempi. A volte è resa necessaria una profilassi antibiotica prima dell’intervento.

A quali patologie posso andare incontro e quali sintomi posso avere?

Le condizioni sono molteplici, portiamo solo alcuni esempi ed i sintomi principali, ma ovviamente il giudizio clinico è imprescindibilmente correlato alla visita con l’odontoiatra. Quando una carie o un trauma arrivano ad esporre la polpa del dente (la parte interna composta da vasi e nervi), o comunque arrivano ad infiammarla, si può instaurare una pulpite (il classico  “mal di denti”, a volte pulsante ed insopportabile) che, nel tempo, porta alla necrosi del tessuto realizzando, in alcuni casi, complicanze, quali ad esempio ascessi dentali. I sintomi percepiti dal paziente partono dall’aumento di sensibilità fino dolore spontaneo, pulsante, difficilmente localizzabile e il dente può assumere un colore differente, spesso più “scuro” rispetto agli altri.
Nel tempo i prodotti della decomposizione pulpare ed i batteri che vi s’insidiano, possono passare attraverso il canale radicolare e raggiungendo le zone più profonde come quella apicale (il foro che mette in comunicazione l’interno del dente con la zona che circonda la radice), possono infiammare ed infettare la parte di osso intorno al dente stesso generando eventuali complicazioni: il granuloma o la cisti periradicolare. Spesso la condizione è asintomatica ma, a volte, è associata ad ascessi ripetuti (gonfiore). Per eliminare il dolore e conservare il dente si ricorre all’endodonzia (la cosiddetta “devitalizzazione”) e ad eventuali terapie farmacologiche.

In cosa consiste?

Il trattamento è relativo alla patologia specifica ed al paziente, non è quindi possibile una schematizzazione del protocollo terapeutico in assoluto, ma possiamo indicarne i momenti essenziali:
1. Realizzazione della cavità per accedere alla camera pulpare;
2. Rimozione del tessuto contenuto nei canali;
3. Detersione e sagomatura dei canali;
4. Otturazione dei canali con un materiale biocompatibile che garantisca un sigillo stabile nel tempo.

Gli elementi dentali ai fini endodontici vengono classificati in base al numero di radici ed in base al numero di canali radicolari. Esistono denti monoradicolati (incisivi, canini e premolari) e pluriradicolati (primo premolare superiore e molari). Il tempo impiegato per portare a termine un trattamento endodontico varia e dipende dalla complessità del caso, dal numero di canali, e dalla presenza di infiammazioni/infezioni in atto.

E’ dolorosa?

La fase infiammatoria/infettiva della polpa può raggiungere anche livelli di dolore quasi ingestibili dal paziente. Grazie alle nuove tecniche, ai farmaci ed a un approccio al paziente il dolore, durante i trattamenti e le fasi successive all’intervento, tende a scomparire. Nel caso permangano sintomi post-operatori, tra l’altro raramente visibili, possono essere facilmente controllati con un’adeguata terapia antidolorifica.

Il nostro studio

L’ambulatorio Dental@Med di Foligno mette a disposizione dei propri pazienti strumentazioni contemporanee al fine di ottenere un buon risultato clinico. La terapia laser nel trattamento endodontico ne è un esempio, permette infatti un’ottima decontaminazione del campo operatorio soprattutto in radici infette, lesioni granulomatose e cisti periapicali. Con questa tecnologia si ottiene una drastica riduzione del numero degli insuccessi limitando così la diffusione delle infezioni all’interno del cavo orale e salvaguardando il più possibile l’integrità dei tessuti. Sono a disposizione inoltre rilevatori d’apice elettronici e strumenti meccanici al nichel-titanio che comportano una minore esposizione ai raggi x ed una sagomatura dei canali corretta al fine della disinfezione delle radici.